Nell'industria chimica, i bacini di contenimento rappresentano l'ultima linea di difesa contro la contaminazione del suolo e delle falde acquifere in caso di sversamento accidentale delle sostanze stoccate. La normativa ambientale impone che ogni serbatoio o cisterna contenente sostanze pericolose sia circondato da un bacino capace di trattenere l'intero volume del contenitore più grande presente al suo interno. Presso lo stabilimento di Industrie Chimiche e Forestali in provincia di Monza e Brianza, il bacino di contenimento in cemento armato necessitava di un rivestimento protettivo capace di resistere al contatto prolungato con acidi, alcali e idrocarburi — le tre principali categorie di sostanze chimiche movimentate nell'impianto.
La resistenza chimica universale è un requisito che pone un problema tecnico significativo nella selezione dei rivestimenti protettivi. La maggior parte dei sistemi di protezione disponibili sul mercato è formulata per resistere a una o due categorie di agenti chimici, ma cede alla terza. I rivestimenti epossidici, ad esempio, offrono eccellenti prestazioni in ambiente alcalino e buona resistenza agli idrocarburi, ma possono essere attaccati da determinati acidi concentrati. I rivestimenti in vinilestere resistono bene agli acidi ma presentano limitazioni in ambiente alcalino forte. I rivestimenti in poliuretano tollerano gli idrocarburi ma possono essere degradati da acidi e alcali.
Il bacino di contenimento di Industrie Chimiche e Forestali doveva invece resistere simultaneamente a tutte e tre le categorie, poiché le cisterne e i serbatoi sovrastanti contengono sostanze appartenenti a ciascuna di esse. In caso di sversamento, il rivestimento del bacino non può selezionare quale sostanza trattenere: deve resistere a qualsiasi fluido che vi si raccolga, incluse miscele di sostanze di natura chimica diversa.
La poliurea con formulazione specifica per resistenza chimica ad ampio spettro offre una soluzione a questa sfida. Le formulazioni chimicamente resistenti della poliurea sono progettate per mantenere l'integrità della membrana a contatto con acidi, basi e solventi organici, grazie alla struttura molecolare del polimero che presenta un'elevata densità di legami uretanici e ureici resistenti all'attacco chimico.
L'intervento è stato coordinato secondo il protocollo ZeroFermo™ per non interferire con le attività dello stabilimento chimico. In un impianto dove la movimentazione di sostanze chimiche è continua e la produzione non può essere interrotta senza conseguenze economiche significative, la pianificazione dei lavori deve integrarsi con il calendario operativo dello stabilimento.
Il protocollo ZeroFermo™ ha previsto la suddivisione dell'intervento in fasi coordinate con i cicli produttivi dell'impianto, la predisposizione delle aree di lavoro in modo da non interferire con i percorsi di movimentazione delle sostanze e il coordinamento con il servizio di prevenzione e protezione dello stabilimento per garantire la sicurezza di operatori e lavoratori dell'impianto durante tutte le fasi del cantiere. La rapidità di polimerizzazione della poliurea — pochi secondi dal momento dell'applicazione — ha contribuito a ridurre il tempo complessivo dell'intervento, minimizzando la finestra temporale durante la quale il bacino non era operativo.
Il bacino in cemento armato è stato rivestito internamente con un ciclo completo in poliurea con formulazione specifica per resistenza chimica. La preparazione del supporto in calcestruzzo ha previsto la pulizia approfondita delle superfici, il trattamento delle fessurazioni e dei nidi di ghiaia presenti nella gettata, e l'applicazione di un primer specifico per supporti cementizi.
Il rivestimento in poliurea a spruzzo ha creato una membrana continua e impermeabile che riveste l'intera superficie del bacino: fondo orizzontale, pareti verticali e raccordi tra fondo e pareti. I raccordi curvi tra le superfici sono stati trattati senza soluzione di continuità, eliminando gli angoli vivi dove le sostanze chimiche tendono a ristagnare e ad aggredire con maggiore intensità il rivestimento. L'assenza di giunti sull'intera superficie del bacino è un requisito critico per il contenimento di sversamenti chimici: ogni giunto rappresenta un potenziale punto di permeazione attraverso il quale le sostanze possono raggiungere il calcestruzzo sottostante e, da lì, il terreno.
Lo spessore del rivestimento è stato calibrato per garantire sia la resistenza chimica sia la resistenza meccanica necessaria a sopportare eventuali impatti da caduta di oggetti o attrezzature durante le operazioni di manutenzione delle cisterne sovrastanti. La poliurea, grazie alla sua natura elastomerica, assorbe gli impatti senza fessurarsi, una proprietà che i rivestimenti rigidi come i ceramici e i vetrificati non possiedono.
Il bacino di contenimento rivestito è conforme alle normative ambientali che regolano lo stoccaggio di sostanze pericolose, garantendo il contenimento di eventuali sversamenti e la protezione del suolo e delle falde acquifere. Il rivestimento in poliurea resiste ad acidi, alcali e idrocarburi nelle concentrazioni presenti nello stabilimento, assicurando che in caso di sversamento le sostanze restino confinate nel bacino fino alle operazioni di bonifica.
L'intervento contribuisce alla sicurezza ambientale complessiva dello stabilimento chimico e alla conformità con le prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, un documento che per gli stabilimenti chimici definisce puntualmente i requisiti dei sistemi di contenimento degli sversamenti. La durabilità del rivestimento in poliurea riduce la frequenza delle verifiche di integrità e degli interventi manutentivi sul bacino, un vantaggio operativo rilevante in un ambiente dove ogni intervento di manutenzione deve essere pianificato con le procedure di sicurezza tipiche dell'industria chimica.
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